Milano da film: storia, luoghi e set a cielo aperto dove la città è protagonista

Capita spesso di girare per Milano e avere quella sensazione di deja-vu: spesso si tratta di scorci di città che abbiamo già visitato, altre sono come dei flash. Angolini visti in una pubblicità o in un manifesto o in un film.

L’industria cinematografica ha sempre celebrato Roma e la bella vita, ma anche Milano ha un lungo (e bellissimo) rapporto con pellicole, attori e cineprese. La «scusa» per ripassare, per me, è stata la mostra «Milano e il cinema» (a Palazzo Morando | Costume Moda Immagine fino al 10 febbraio). Mettetevi comodi, popcorn e bibita in mano. Ripercorriamo insieme le tante tappe che hanno fatto di Milano un polo del cinema anche se a momenti alterni.

Tutto inizia nel 1896 con la prima proiezione cinematografica milanese. Poi la città si dota del primo «cinematografo» allestito in un baraccone della fiera di porta Genova: e fino al 1913, lo sviluppo del cinema non si ferma, fino alle soglie del conflitto mondiale.

Nel 1909 nascono degli stabilimenti cinematografici a Turro, all’epoca erano i più attrezzati al mondo. Erano realizzati all’interno di un grosso capannone: per la copertura del teatro, Luca Comerio acquista la tettoia in vetro dalla stazione di Trastevere a Roma. Passano pochi anni e Milano si ritira dalla scena produttiva (Cinecittà impera) e diventa teatro e set cinematografico di pellicole che ne sottolineano le capacità produttive, la laboriosità, il rapporto con il denaro. È l’anima di Milano: la centralità del lavoro. Nella seconda metà degli anni ‘30, la pellicola «I grandi magazzini» (girata quasi esclusivamente in interni e ambientata alla Rinascente) diventa il set ideale per raccontare mondo del lusso e del commercio.

Dopo la seconda guerra mondiale, Milano si trasforma in set vero e proprio di pellicole di ampio respiro come «Miracolo a Milano» di de Sica che coglie l’aspetto della città dei “pescecani”: gli imprenditori spietati e la freddezza degli abitanti che rispecchiano il clima dell’inverno milanese. Nel 1950 l’esordio di Michelangelo Antonioni che inizia a delineare la dicotomia tra un centro elegante e la marginalità delle periferie. Il tema dell’immigrazione e i generi dei tipi (milanesi contro i meridionali) emergono nel ritratto di «Siamo tutti milanesi» di Mario Landi. Nel ‘55 «Lo svitato» storicizza alcuni scorci indimenticabili e i cantieri che rattoppano le cicatrici dei bombardamenti. Nel 1957 con «Susanna tutta panna» la città affronta l’esplosione del fenomeno pubblicitario e i pregiudizi della seconda metà degli anni Cinquanta. Nel 1958 in «Nata di Marzo», Pietrangeli immortala un tronco del Pirellone in costruzione. Nascono le Industrie Cinematografiche E Teatrali alla Barona, teatri poi ceduti nel ‘55 alla famiglia Corti: in società con Roberto Gavioli e Gamma Film acquisteranno poi i terreni di Cologno Monzese dove sorgerà la Cinelandia milanese con 12 teatri di posa e 25mila metri quadrati (nel 1983 poi, gli studi vengono ceduti alla Fininvest).

Milano fredda e ostile con le palestre di boxe e le case popolari, l’immigrazione come dramma sociale sono i temi che emergono in «Rocco e i suoi fratelli» di Luchino Visconti. Il mondo della borghesia che si spinge fino alle ville della Brianza è quello ritratto in «La notte» di Antonioni. Che non omette però il lavoro con una citazione, in alcune scene, della torre Breda. Nel 1961 la vita degli abitanti e piazza San Babila sventrata per i lavori della metro finiscono in «Il posto» di Ermanno Olmi. Nel ‘62 «Una storia milanese» del nipote di Luchino Visconti racconta la roggia dell’Incoronata prima del definitivo interramento. La città della notte e la sua vita affiorano in «La rimpatriata». La Torre Galfa (conosciuta anche come Torracchione, simbolo dell’inizio del boom economico) appare in «La vita agra» di Lizzani.

Negli anni ‘70 a narrare Milano è il genere poliziottesco che racconta atmosfere cupe e criminalità con film come «Sbatti il mostro in prima pagina», «Romanzo popolare», «La città gioca d’azzardo», «Milano violenta», «Milano trema: la polizia vuole giustizia» dove non manca uno dei luoghi simbolo del genere, la questura di via Fatebenefratelli. Le lotte operaie e le rivendicazioni sindacali diventano protagoniste del cinema politico. Un titolo su tutti è «La classe operaia va in paradiso» di Elio Petri che racconta la vita di fabbrica ‘a cottimo’.

La Milano del cambiamento torna negli anni Ottanta. Esistenza precaria e in transito quella di Mariangela Melato in «Oggetti smarriti» che ritrae al centro la Stazione Centrale. Dagli anni del Derby Club in poi arriva il cinema comico milanese con tormentoni surreali come i refrain di Jannacci e le risate strampalate alla Boldi o le esasperazioni del linguaggio dei film dei Vanzina, «Vacanze di Natale», «I fichissimi» e «Ecceziunale veramente», «Yuppies» con la Milano da bere. Monte Stella e l’Idroscalo diventano protagonisti delle commedie di Maurizio Nichetti. La bici sul Naviglio e piazza Mercanti si trovano in «Chiedimi se sono felice» con Aldo Giovanni e Giacomo.

Il cambiamento è il disagio delle periferie in «Fame chimica» del 2003. Il decadimento dell’aristocrazia industriale nella splendida Villa Necchi Campiglio in «Io sono l’amore» di Luca Guadagnino. Ancora periferie in «Come l’ombra» di Marina Cicogna dove via Pezzotti perde la sua personalità, emblema di una zona della città senza connotato specifico che si assomiglia ad altre. Lo sviluppo architettonico più recente è ritratto in «Il mio domani» dove compaiono i cantieri di Porta nuova e la nuova città che cresce. Persino la scultura LOVE di Cattelan in piazza Affari come risposta al crac della borsa del 2008 finisce in un film, «Gli sdraiati» di Francesca Archibugi.

La mostra «Milano e il cinema» è a Palazzo Morandi in via Sant’Andrea, 6

Fino al 10 febbraio 2019: martedì-domenica 10.00-20.00; giovedì 10.00-22.30

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