Caffè Fernanda, storia e fascino nel nuovo café della Pinacoteca di Brera

Il café che non ti aspetti nasce tra quadri, sculture e opere della Pinacoteca di Brera. È il Caffè Fernanda (con due effe, all’italiana), una novità dell’autunno milanese. Ha debuttato il primo ottobre in occasione della riapertura dei 38 spazi espositivi riqualificati del museo su volontà del direttore James Bradburne. Ed è bellissimo con i suoi muri carta da zucchero, i tavolini mogano, le poltroncine di colore rosa confetto, un bar fornitissimo di bottiglie e golosità di pasticceria e non con prodotti a km zero, provenienti da un orto a sud di Milano. Ma soprattutto con quel quadro gigantesco che cattura subito l’attenzione.

Il locale ha un’atmosfera unica, anche perché attraverso le porte a vetri che si aprono e si chiudono sulle esposizioni in corso, si intravedono le opere in mostra. Mi ha colpito in particolare il silenzio: un omaggio al luogo, di osservazione e riflessione. Ma non solo!

In caffè porta con sè alcuni piccoli primati. È il primo bar della storia di Brera, dopo un breve esperimento degli anni Ottanta. Ed è intitolato a Fernanda Wittgens, prima direttrice donna del museo e prima donna a dirigere un museo in tutta Italia. Conoscete la sua storia? Fernanda Wittgens entrò a Brera negli anni ’30 come sovrintendente al fianco del direttore Ettore Modigliani. Intraprendente e instancabile, studiò tantissimo e si occupò in prima persona del restauro delle opere fino al 1940. Durante la Seconda Guerra Mondiale riuscì a mettere in salvo molte opere della Pinacoteca, salvandole dai bombardamenti sulla città che danneggiarono parte della struttura. Accusata di aver favorito la fuga di alcuni ebrei, fu arrestata e incarcerata fino al 1945. Appena libera, tornò a occuparsi della Pinacoteca lavorando al progetto «La Grande Brera» e riaprendo nel 1950 il museo al pubblico. Il caffè vale una visita anche solo per assaporare la forza e tenacia di questa donna!

Caffè Fernanda si trova all’interno della Pinacoteca di Brera

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