La Dama Velata e l’uomo sul destriero nero: le leggende dei fantasmi tra Castello Sforzesco e Parco Sempione

Ormai lo sappiamo: la nostra amata Milano nasconde tantissimi segreti e storie misteriose che è bello imparare a scoprire poco a poco. Questa volta voglio raccontarvi le storie dei fantasmi che animano le stanze, le torri e i cortili del Castello Sforzesco e che si estendono fino al Parco Sempione.

Per farlo ho “studiato” anch’io e l’ho fatto seguendo uno dei Percorsi di arte funeraria di Valeria Celsi che porta (tutti) a scoprire la Milano noir. La storia del Castello Sforzesco è saldamente legata a quella di Milano: la costruzione all’inizio si chiamava Castello di Porta Giovia ed è solo nel 1450 che cambia la sua denominazione con l’arrivo degli Sforza e da roccaforte militare diventa residenza. Ma la sua storia militare è presente ancora oggi nei nomi dati ad alcuni ambienti come Piazza delle Armi o l’Ospedale degli Spagnoli, oggi sede della Pietà Rondanini.

Oltre a questi ambienti, una delle parti più famose e conosciute del Castello è la Torre del Filerete ed è proprio qui che iniziamo il percorso tra i misteri del Castello, nella notte dell’8 giugno 1521. Fu proprio in quella notte che  la torre venne distrutta da una terribile esplosione e crollò. Si racconta che al suo interno, quella notte, si trovavano circa 3.000 soldati e che furono trovati tutti morti: la leggenda dice che i fantasmi di questi soldati siano ancora presenti nelle corti interne e – nella notte dei morti, il primo novembre – si senta ancora il loro straziante lamento.

Ma non ci sono soltanto le loro anime ad aggirarsi tra le stanze del Castello: molti Sforza sono ancora presenti. Hanno regnato sulla città per circa cinquant’anni, ma – pare – ne abbiano fatte di tutti i colori e la loro storia sia conosciuta come quella di una soap opera del tempo. Ed è a loro che sono legate molte delle storie di fantasmi milanesi.

Il primo Sforza della storia è Francesco che diventa Duca di Milano: era un soldato, molto astuto tanto che riuscì a sposare l’ultima discendente dei Visconti, Bianca Maria, e ottenne il ducato. Alla sua morte il Regno passò al figlio Galeazzo Maria Sforza che sposò con un matrimonio combinato Bona di Savoia. Trascorsero pochi anni insieme: Galeazzo Maria venne infatti assassinato davanti alla chiesa di Santo Stefano (quella vicino all’Università Statale). Rimasta vedova nel 1477, visse gli ultimi suoi trent’anni di vita nell’angoscia di venire uccisa come il marito. E per ricordarlo e tributargli un’opera, fece costruire una torre tra il Cortile della Rocchetta e Piazza delle Armi, chiamata proprio la Torre di Bona: si racconta che il suo fantasma sia ancora là dentro la torre e si lamenti per la sciagura del marito e la vita in angoscia che fece lei.

Alla morte di Galeazzo, il regno passò al figlio Giangaleazzo Maria che però resistette poco alla guida del Ducato perché lo zio Ludovico il Moro (fratello di Galeazzo), bramoso di conquistare il potere, lo fece uccidere insieme alla moglie Isabella d’Aragona. La leggenda racconta che entrambi siano stati uccisi con il veleno e i loro fantasmi si aggirino ancora oggi nelle stanze del Castello con in mano un’ampolla di veleno proprio per ricordare la loro morte.

Porta il nome di un’altra Isabella il fantasma che – si racconta – si affacci alle finestre del piano nobile del Cortile della Rocchetta: ed è quello di Isabella d’Este, moglie di Ludovico il Moro, che morì di parto a soli 22 anni e che ancora oggi si strazia per il dolore. Anche il ricordo di Ludovico il Moro non è da meno… cacciato da francesi nel 1498, si dice che la sua anima continui a vagare nel Parco Sempione: lo si vede correre su un destriero nero mentre scappa alla volta delle Alpi.

Ma la storia dei fantasmi del Castello e del Parco non finisce qui e soprattutto non finisce con la dinastia degli Sforza. Passano solo pochi anni e la storia (anzi, la leggenda!) porta a parlare della contessa di Challant, Bianca Maria Scapardone. E’ lei che viene chiamata la Vedova Nera dell’epoca. La donna tramava per avere ricchezze: sposa giovanissima, rimane vedova e si risposa… ma non riesce a dire ‘no’ ai tanti amanti. Finché uno dei tanti, vistosi rifiutato, decide di vendicarsi e svelare le trame della signora. La fa scoprire e nel 1526 la donna viene giustiziata e decapitata. La storia racconta che il fantasma della donna si aggiri nei dintorni del Castello con la testa decapitata tenuta in una mano.

Ma c’è ancora una leggenda che ci porta a percorrere i vialetti del Parco Sempione: è quella della Dama Velata. Si racconta che questa donna a fine Ottocento apparisse ai giovani che passeggiavano nel Parco. Ben vestita, con abiti eleganti ma sempre neri e con un velo scuro sul volto, la donna parla agli uomini, li irretisce con voce suadente fino a farli cadere nella sua rete. Cammina con loro nel Parco facendo perdere il senso del tempo e la cognizione dello spazio: li porta in una casa con pareti coperte a lutto, sempre un profumo di violetta nell’aria e una musica orchestrale lugubre in sottofondo. Ballano per ore, trascorrono una notte d’amore insieme, ma quando al mattino l’amante di turno decide di guardare sotto il velo per vedere il volto della misteriosa signora, gli appare un teschio senza orbite. In molti raccontano la stessa esperienza, ne nasce una caccia alle streghe ma nessuno è mai riuscito ad individuarla e – si dice – che in tanti siano tornati a cercarla per amarla ancora una notte.

 

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