Milano vista dai fotografi: e se scomparisse il Duomo? Lo sguardo sulla città che cambia la prospettiva

Ho colto l’occasione della visita alla MIA Photo Fair di marzo per lasciarmi guidare in un percorso creato idealmente dalle opere dei grandi fotografi esposte: sguardi diversi su Milano che hanno attraversato la città tra passato e presente in un mix di foto a colori e in bianco e nero che raccontano il vecchio e il nuovo.

Ci sono le foto di Gabriele Basilico, milanese di nascita, che racconta il tradizionale centro storico tra le guglie del Duomo e il palazzo dell’Arengario o una quasi immobile via Vittor Pisani.

C’è il palazzo del Teatro alla Scala riprodotto in un gioco di sovrapposizioni da Irene Kung che avvicina la statua di Leonardo da Vinci e dei suoi quattro discepoli collocandoli a ridosso del portico di ingresso.

Ancora il Duomo è protagonista della fotografia scattata da Carlo Orsi nel 1959 in piazza del Duomo: la Cattedrale scompare nella nebbia. Si vede solo la sagoma delle guglie sul fondo, mentre in primo piano trionfa nero nero il monumento a Vittorio Emanuele II.

Nemmeno Claudio Argentiero resiste al fascino della nostra piazza più famosa e nel 2005 si ferma a scattare dall’angolo davanti al palazzo dell’Arengario: in primo piano ci sono le persone, formichine operose che camminano veloci. Il Duomo questa volta se ne sta impacchettato, lì a destra, come fosse un mero osservatore.

Se scorrete ancora più in giù, poi, trovate la stampa di Robert Gligorov che ha tolto di mezzo il Duomo. Lo ha letteralmente eliminato, liberando la piazza della sua presenza imponente e lasciando lo sguardo libero di spaziare fino all’inizio di corso Emanuele.

E poi ci sono ancora androni e cortili tradizionali e più moderni, in un collage che affianca l’ingresso del Mudec a quello degli storici palazzi in via Manzoni e corso Venezia.

Per concludere poi, mi sono soffermata sugli scatti più moderni, quelli dello Studio Pace 10 che focalizzano l’attenzione sui grattacieli di Porta Nuova, il palazzo della Fondazione Feltrinelli, la Torre Velasca e il Pirellone ritraendoli in bianco e nero e con una tecnica di stampa analogica ai sali d’argento che riporta ai processi artigianali dei primi del ‘900, in un gioco di rimandi di passato e presente che caratterizza anche Milano.

 

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