Maioliche e tradizioni contadine: vi porto a Baggio per un salto nel Medioevo milanese

Un pomeriggio di sole, il cielo azzurro che fa già sentire aria di primavera, qualche ora libera e la voglia di visitare un quartiere di Milano che ancora non conoscevo, Baggio. Basta poco a volte per andare alla scoperta di qualcosa di nuovo. E a Milano c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Baggio se ne sta là, in fondo a via Forze Armate, ed è un po’ sospeso nel tempo. Il centro storico, un tempo comune a se stante della periferia milanese, è un intersecarsi di vie strette e poco trafficate, costellate da negozi di quartiere. La cosa che mi ha colpito di più sono le maioliche sui muri, colorate, blu e bianche. Mi sono appassionata a queste immagini che raccontano scene di vita della tradizione contadina, ma anche più istituzionali: come quella ritratta nella prima foto qui sotto con il Cardinale Federico Borromeo che nel 1628 istituisce la parrocchia di Sant’Apollinare.

C’è la scena della raccolta dell’uva, quella delle donne al lavatoio, di un matrimonio in calesse e poi quella che rappresenta una diceria popolare secondo cui un contadino imbragò un asino e lo issò fino in cima al campanile di Sant’Apollinare perché brucasse l’erba cresciuta lassù.

Maioliche e negozi della tradizione, botteghe di quartiere accanto ad altre più nuove e moderne. Per me sono una più bella dell’altra…

Camminando per il quartiere, poi, si incontrano testimonianze della famiglia Dei Baggi come il portone e il cortile de El Palaziett di origine medioevale che si aprono sul ‘corso’ principale. La storia racconta che questi territori furono un feudo della potente famiglia Dei Baggi che nel 1601 riuscirono a far eleggere papa Alessandro II e vescovo Sant’Anselmo, consigliere spirituale di Matilde di Canossa e oggi patrono di Mantova.

 

Bellissima e maestosa è la chiesa di Sant’Apollinare: costruita in stile romanico, secondo la tradizione, sarebbe stata fondata da Anselmo da Baggio nella prima metà dell’anno mille, prima che fosse eletto Papa nel 1061 con il nome di Alessandro II.

Proprio legata alla chiesa c’è il detto più famoso che riguarda il quartiere di Baggio: “Ma và a Bagg a sonà l’orghen!” ovvero “Vai a Baggio a suonare l’organo”. Un’esclamazione in dialetto per mandare a quel paese qualcuno dato che per molti anni dalla sua fondazione la chiesa di sant’Apollinare non aveva avuto un organo vero, ma soltanto dipinto: mandare qualcuno a ‘suonare l’organo a Baggio’ voleva dire invitarlo a fare qualcosa di impossibile.

Un divertissement che per anni è stato associato al quartiere e che ancora oggi tiene banco con varie interpretazioni. Ma non vi svelo di più: se volete conoscere le cinque versioni, andate a cercare queste maioliche in via Antonio Ceriani. E poi farmi sapere! 😉

 

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