La Galleria Vittorio Emanuele compie 150 anni: glamour, pop e misteri nel salotto di Milano

Il salotto buono di Milano compie 150 anni. La storia della Galleria Vittorio Emanuele si intreccia con quella della città. La prima parte dei quattro «bracci» del passaggio coperto ideato dall’architetto Giuseppe Mengoni fu inaugurata il 15 settembre 1867.

Da allora Milano ne ha sempre fatto il cuore pulsante della città: passando vicino al Duomo viene voglia di fare un giro anche in Galleria, passare a vedere il «Cupolone» e quei raggi di sole che filtrano di giorno o di sera il cielo blu, di fare un giro propiziatorio sulle «palle del toro» o fermarsi per un caffè in uno dei bar prima di arrivare all’Ottagono.

Ci passo appena posso, complice anche le più o meno recenti aperture di caffè ricercati dove l’atmosfera è perfetta, magari per una foto di lifestyle o food, come Pasticceria Marchesi o Gucci o il nuovissimo Motta. Le idee non mancano nemmeno se ci si vuole abbandonare a un po’ di shopping di alto livello o concedersi una cena nel classico Savini in attesa dell’apertura del nuovissimo ristorante di Cracco.

Glamour appunto e pop. Ma anche misteri nel salotto buono che risalgono proprio si giorni del «debutto». L’architetto Mengoni a cui era stata affidata la costruzione dell’opera morì il giorno prima dell’inaugurazione cadendo da un ponteggio, non si sa se accidentalmente o spinto giù o ancora per il dispiacere di non vedere Vittorio Emanuele all’inaugurazione o perché temeva di aver sbagliato i calcoli e che con il tempo la struttura non avrebbe retto.

Fu una delle prime gallerie coperte della storia. Fu da subito chiamata il «salotto» per l’abitudine a trovarsi nei locali come il Campari per chiacchiere e bevute in compagnia. E fu da subito uno dei simboli di Milano anche grazie alla leggenda del toro: sul pavimento sono raffigurati gli stemmi delle quattro città italiane più importanti ai tempi del Regno d’Italia Roma, Firenze, Torino (il toro, appunto) e Milano. E si dice che fare un giro sulle «palle del toro» fosse ben augurante per i turisti che così avrebbero avuto fortuna e una ragione per tornare in città presto.

 

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