Dove correre a Milano: il percorso 10k tra le sue «Porte»

Il cielo azzurro, una mattinata libera (magari in un giorno festivo con poco traffico), l’aria fresca e la voglia di fare qualche chilometro di corsa in giro per Milano . Questo post nasce così!

Ero decisa a raccontare qualche angolo nascosto della città scoperto correndo e quando sono arrivata in piazza XXV Aprile, ecco l’ispirazione: Milano di corsa attraverso le sue Porte. È un percorso di 10k che va bene per i più allenati, ma anche per chi, mentre corre, vuole dedicare un po’ di tempo a conoscere i segreti delle vecchie mura di Milano e nel frattempo rifiatare.

E allora partiamo. Cartina alla mano (più sotto trovate la mappa del giro che vi descrivo), una foto all’Arco per iniziare e poi, corso Como alle spalle, andiamo a sinistra. Si inizia!

Facciamo partire il cronometro davanti a Porta Garibaldi: l’arco fu eretto nel 1826 da Giacomo Moraglia: inizialmente intitolato a Francesco I d’Austria, poi nel 1860 dedicato a Giuseppe Garibaldi. Passano solo poche centinaia di metri e siamo davanti a Porta Nuova: sono le due porte più vicine ai nuovissimi grattacieli. Fatta costruire agli inizi del 1800 quando i Bastioni milanesi, da sistema difensivo in disuso, si trasformarono in viali alberati, collegava anticamente Milano con Monza e la Brianza.

Passiamo sotto la Porta e attraversiamo la strada. Ora ci dirigiamo verso Porta Venezia, lungo una strada presente in quasi tutte le corse cittadine (da qui passano Stramilano, Milano City Marathon e DjTen): fino al 1860 era chiamata Porta Orientale. Fu costruita tra il 1827 e il 1828 su progetto di Rodolfo Vantini per sostituire il complesso di Giuseppe Piermarini. È una delle porte che in epoca neoclassica fu utilizzata come ingresso trionfale in città.

Una foto e si va avanti lungo viale Majno e, attraverso l’ormai inesistente Porta Monforte, proseguiamo in viale Bianca Maria. Piazza Cinque Giornate è vicina: qui restano solo i dazi doganali di quella che era Porta Tosa, una delle 11 porte nelle mura spagnole di Milano ribattezzata Porta Vittoria dopo l’Unità d’Italia del 1861. Era chiamata “Tosa” perché rappresentava una giovane donna mentre si depilava. Oggi al posto della porta c’è l’obelisco che ricorda lo sforzo degli italiani per la libertà. Ma torniamo a noi! L’App segna che 3km se ne sono già andati.

La prossima tappa ci fa arrivare fino in piazza Medaglie d’Oro ovvero Porta Romana, chiamata così non a caso: era riconosciuto che da qui partiva la strada in direzione di Roma.

Qualche altro chilometro (e passata l’ormai inesistente Porta Vigentina), si arriva in Porta Lodovica. Qui da vedere praticamente non c’è più nulla se non qualche bel palazzo e viali alberati. Era una delle porte spagnole di Milano: chiamata così per Lodovico il Moro che aveva voluto allargare l’antica Porta Sant’Eufemia per favorire l’accesso a corso San Celso, l’odierno corso Italia dove andavano fedeli e pellegrini di Santa Maria dei Miracoli e delle chiese di S. Eufemia e San Paolo Converso.

Vietato però perdersi nella storia. Bastano poche centinaia di metri per arrivare a un nuovo stop: siamo in Porta Ticinese. Per effetto della zona abitata da poveri e squattrinati, dove non mancavano le prostitute e non era difficile imbattersi in qualche ubriacone, era chiamata Porta Cicca.

Scattate un paio di foto, da qui possiamo approfittare per correre lungo la nuova Darsena. Vedere il sole che si riflette nell’acqua ci fa sentire in vacanza e la fatica se ne va… talmente in fretta che nemmeno ci accorgiamo della nuova “porta” tra corso Genova e corso Cristoforo Colombo, per la verità solo dazi doganali che oggi ospitano un ristorante e un negozio. Andiamo oltre!

Il lungo rettilineo di viale Papiniano ci porta fino alla fine delle mura del carcere di San Vittore. Qui possiamo rilassarci qualche istante giocando nel giardinetto di piazzale Aquileia. Quindi si riparte…

Lo stop questa volta è in piazzale Francesco Baracca. Qui oggi c’è solo una statua dedicata all’aviatore italiano, ma qui sorgeva Porta Magenta utilizzata nel 1805 da Napoleone I il giorno della sua incoronazione per raggiungere piazza Duomo. Il varco era  all’inizio della strada per le città di Vercelli, Novara e appunto Magenta.

Ormai siamo quasi arrivati! Bisogna stringere i denti ancora un po’ e a questo punto puntate alla prima fontanella che incontriamo lungo il tragitto. È quella all’Arco della Pace, la più famosa di tutte: Porta Sempione. La sua costruzione fu iniziata nel 1801 per celebrare la strada del Sempione che avrebbe dovuto unire Milano a Parigi, ma fu poi ultimata solo nel 1833. Quanti selfie avete fatto qui? È proprio attorno al parco che passano tutte le corse milanesi e le foto non si contano!


A questo punto ormai siamo quasi alla fine della nostra corsa: proseguiamo lungo la recinzione del parco e arriviamo a Porta Tenaglia, oggi l’incrocio tra via Legnano e viale Elvezia.  L’App segna 8.8km: la stanchezza nella gambe si fa sentire? Basta fare qualche minuto di stretching e si riparte.

Corriamo ancora qualche centinaio di metri ed ecco i dazi dell’incrocio con via Volta: possiamo andare via veloci perché girato l’angolo e costeggiata la Fondazione Feltrinelli siamo in dirittura d’arrivo. Il nostro traguardo dei 10k in piazza XXV Aprile è pochi passi di corsa più avanti!

 

Lascia un commento