World is an app: let Italian people know how to use it…

“Il mondo è un’applicazione: saperlo utilizzare e rendere sicuro è la sfida”. Ho scritto così stamattina sul mio profilo Twitter: una frase elaborata durante l’Internet of Everything Italian Forum. Si parlava di internet, futuro, tecnologia… ma si parlava soprattutto di persone e del rapporto delle persone con tutto ciò che dovrebbe essere ‘smart’ e aiutare a semplificare la vita. 
 
Esiste una relazione diretta tra competitività di un Paese, investimenti in tecnologia e benessere. Basti pensare al planisfero: dove c’è la maggiore disponibilità di acqua, c’è maggiore welfare, quindi un’aspettativa di vita maggiore e più benessere. Uno status quo evidenziato dalla maggiore concentrazione di luci in poche aree del mondo: Nord America, Europa, piccole aree degli Emirati Arabi, estremo Oriente. 
In tutto questo, qual è l’influenza di internet? Ci mette in relazione gli uni con gli altri, ci permette di migliorare la conoscenza delle cose, delle persone, degli avvenimenti che succedono intorno a noi. Lo dice anche la parola stessa inter-net dove inter (locuzione latina) indica una posizione intermedia tra due cose, due limiti di spazio o tempo, indica un rapporto di collegamento o di reciprocità e net è l’abbreviazione di network: ovvero una rete che mira a mettere in collegamento e collaborazione più persone e argomenti per creare o condividere interessi comuni. 
Collaborazione e condivisione che però noi italiani non siamo capaci di cogliere. Non tutti, certo, non generalizziamo. In Italia nel 2013 c’erano 7,7 milioni di tablet e 37 milioni di smartphone: verrebbe da pensare che siamo un popolo iperconnesso e attivo su ogni fronte di comunicazione sulla rete. Invece non è proprio così. Il 37% degli italiani non si è mai collegato a Internet; la maggior parte di quelli che lo usano, lo fanno per giocare online; solo il 4% delle piccole aziende ha un sito di e-commerce con cui vendere i propri “prodotti ‘made’ o ‘created’ in Italy”. 
Se pensiamo che le previsioni per il 2020, quindi tra meno di sei anni, parlano di 50 miliardi di cose che comunicheranno tra loro, sembra chiaro che siamo indietro e che siamo (tristemente) analfabeti digitali. 
Rimediare il prima possibile potrebbe sembrare una missione facile e immediata: ma non bastano uno smartphone e un collegamento alla rete, bisogna anche imparare come si fa. 
Stefano Mancuso del Polo Scientifico dell’Università di Firenze ha dato un suggerimento curioso e utile: impariamo dalle piante. Grazie alle radici, intrecciate tra loro, hanno uno dei migliori sistemi ‘naturali’ di interconnessione e trasferimento di informazioni ed energie. Traslitterando: noi italiani siamo bravissimi a intrecciare contatti e fare networking (è nella nostra natura di popolo mediterraneo), dobbiamo solo imparare a sfruttare le nostre abilità naturali per fare rete
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