Italy, a nation that could live on…

Siamo un Paese che potrebbe vivere di…
 
..ho letto queste poche parole qualche tempo fa. Mi sono rimaste in mente. E continuano a ronzarmi in testa. 
Potremmo vivere di turismo, bellezze artistiche e architettoniche, buon cibo. Invece arranchiamo. Anche là dove potremmo (e dovremmo) primeggiare. 
Per di più a leggere le ultime classifiche che stilano enti di ricerca, aziende e istituti di analisi, sembra che l’Italia proprio non ne voglia sapere di guadagnare posizioni.
 
Siamo ventiseiesimi nella classifica mondiale del Travel & Tourism Competitiveness Report con cui il World Economic Forum misura la competitività turistica di 140 paesi al mondo. A dispetto della crisi, il turismo genera il 9% del Pil mondiale e crea direttamente 120 milioni di posti di lavoro, oltre ad altri 125 milioni in settori collegati, sviluppa capacità competitive: quanti sono gli agriturismi, i bed & breakfast, i ristoranti nati dall’ispirazione di un luogo visto all’estero e riproposto in patria con l’ispirazione e la volontà di “fare meglio”? 
Eppure resta il fatto che da noi si fa fatica: l’insieme delle leggi e della burocrazia rischia di confinare l’Italia sempre più in fondo.
 
Ci prova Milano a emergere, prima città italiana a entrare nella top ten delle migliori destinazioni europee per il 2013. Lo ha stabilito lo European Consumers Choice: il capoluogo lombardo ha raccolto il 5,9% delle preferenze tra i cittadini europei, posizionandosi nona. Davanti alla città della Madonnina, ci sono Istanbul, Lisbona, Vienna, Barcellona, Amsterdam, Madrid, La Valletta e Nizza. Dietro solo Stoccolma. 
Guarda caso tutte città considerate crocevia di scambi commerciali, artistici, umani tra culture diverse.
chiesa Milano
 

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