The unemployment rate goes high: bye-bye to Made in Italy

Sfiora i 3 milioni di persone il numero di disoccupati italiani nel mese di gennaio. Un numero allarmante: cresciuto, secondo quanto rileva l’Istat di 554mila nuove unità rispetto a gennaio 2012. E’ il +22,7%. I dati di Eurostat poi segnano il record della disoccupazione giovanile: a gennaio 2013 il 38,7% di giovani è senza lavoro. E’ il Paese più colpito in Europa dopo la Spagna.
Uomini e donne che non riescono a rimettersi in gioco, lasciati a casa senza garanzie sociali o paracaduti economici. Sono l’emblema allarmante di un’Italia che non cresce. Ferma. Immobilizzata in un mercato del lavoro che non offre sbocchi. 
Scompaiono gradualmente le piccole e medie imprese, quelle che hanno fatto la fortuna del BelPaese, e il Made in Italy (non è una novità) fa sempre più gola ai grandi imprenditori stranieri che mirano a rubare quel know-how che ci caratterizza nel mondo, a tutto svantaggio della creatività italiana e, chiaramente, anche dell’occupazione.

Le PMI hanno una potenzialità di creazione di posti di lavoro che corrisponde all’85% di tutti i nuovi impieghi; il 37% dei cittadini europei si metterebbe in proprio se potesse. E i giovani sono ancora più attirati dalla carriera imprenditoriale: il 45% degli italiani tra i 15 e i 24 anni vede nella creazione di una propria impresa una reale opportunità professionale. 

Ma le occasioni di realizzazione ci sono? E sono reali?
La creatività italiana è poco sfruttata e l’impulso all’imprenditorialità poco energica.
Per dare impulso al lavoro autonomo, la Commissione europea ha inaugurato la nuova edizione dei Premi europei per la promozione d’impresa: per dare un riconoscimento alle migliori iniziative pubbliche e alle collaborazioni pubblico-privato finalizzate alla promozione dello sviluppo delle imprese e dell’imprenditorialità, con una particolare attenzione ai progetti di economia verde.

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