Get out of the office and join teleworking

Leggevo un articolo su Cnbc: “La maggior parte delle aziende sono convinte che un lavoratore debba restare in ufficio dalle 9 alle 18 o dalle 8 alle 17 perché soltanto così si rende produttivo. Ma sbagliano” spiega un professore di Harvard. L’analisi è riferita al mercato statunitense. Ma se sbagliano là, dove il lavoro da un punto di vista ‘orario’ è molto meno vincolato che da noi… in Italia qual è la prospettiva?
Mentre mi facevo questa domanda mi sono imbattuta in altri dati che riguardano il telelavoro. Non sono forse collegati i due aspetti lavorativi? Mi pare proprio di sì.
Mi è capitato la scorsa estate di trascorrere qualche giorno di vacanza con un gruppo di persone tra cui anche un italiano che ha scelto di vivere all’estero. Ebbene: era facile che sparisse per una decina di minuti (non tutti i giorni, ma con buona frequenza). Motivo? Una conference call di lavoro. In vacanza? Sì, in vacanza. Dieci minuti non minano certo il relax ludico-scanzonato del caffè post-prandiale nè alterano il corso delle proprie ferie, ma possono cambiare il corso delle idee: quando è più ossigenato, si sa, il cervello lavora meglio.
Che si trattasse di urgenza o di momento assimilabile a telelavoro, poco importa perché poco cambia.
L’Italia è lontana dalla media europea: 3,9% di teleoccupati contro una media europea dell’8,4% (palma d’oro alla Danimarca con un dato al 16%).
Fuori dall’ufficio, viene facile indossare il cartello ‘chiuso fino a domani’. Dipende sì anche dalla tipologia e dal settore di competenza. Ma dipende anche dalla facilità e dalla disponibilità di cogliere spunti utili e non lasciarsi distrarre dalle interferenze. Il discrimine è a monte: la produttività non si dovrebbe misurare sulla base di quante lavatrici si fanno mentre si inseriscono dati in una tabella excel; ma su quanto si è veloci a recepire dati, anche appuntati su un foglio bianco.
E poi, volete mettere guardare il cielo dal terrazzino di casa piuttosto che una triste lampada alogena sul soffitto a pannelli dell’ufficio?
Quante e quali aziende in Italia se ne sono accorte? Ne conoscete? Parliamone.
I read an article on Cnbc: “The majority of companies believe you have to be in the office from 9a.m. to 6p.m. or 8a.m. to 5p.m. because is more productive who spends there 40 hours a week than someone who is in the office 20 hours. But it is wrong” says a senior lecturer at Harvard Business School. The analysis refers to the U.S. market. But if you’re wrong there, where the work from the point of view of ‘time’ is much less constrained than here… in Italy what is the outlook?
While I was questioning about this, came across other information on teleworking. 
Last summer I spent few days of holiday with a group of people including an Italian who has chosen to live abroad: sometimes he was used to ‘disappear’ for ten minutes (not every day, but with good frequency). Reason? A conference call for work. On holidays? Yes, on vacation. Ten minutes does not undermine some relaxing fun-hearted coffee postprandial nor alter the course of the holidays, but can change the course of ideas while the brain works better.
In Italy, teleworkers are 3.9% far from the European average of 8, 4% (Palme d’Or  to Denmark by a given 16%). Outside of office, it’s easy to wear the sign ‘closed until tomorrow’. Of course, depends on the type and area of ​​expertise. 
Isn’t it better to look at the sky from home terrace rather than look at a sad halogen lamp on the ceiling panels in the office?
How many companies in Italy became aware to teleworking? Let’s talk.
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