Italian migrants fly away, sadly

Ci stavo già pensando da un po’ di tempo, poi un tweet mi ha – come si dice – acceso la lampadina. Quanti amici avete che vorrebbero scappare lontano dall’Italia? Io parecchi. La loro insoddisfazione e insofferenza per il nostro Paese è latente. Pronti a criticare tutte le malefatte della classe politica (che non si può non rimproverare), a mettere sotto la lente ‘quello che manca’ più che quello che ci rende vanto. 
Mi ha ispirato a scriverne un tweet di qualche giorno fa di David Di Tivoli, un commento che recitava così:
 
Berlusconi [ ] Monti [ ] Emigrare [X]
 
Un commento ironico, certo, ma quanto mai vero: non importa quale prospettiva politica i palazzi del potere ci possano offrire, il flusso è in uscita. Sono in tanti a pensarla così. Non tutti. Ma tanti. Su Twitter è un profluvio di “io non vedo l’ora di andare via”; su Facebook, i miei contatti ripetono in continuazione e con un forte accento di disappunto “solo in Italia”; in giro i commenti si sprecano “siamo un Paese da cacio e pepe” (con tutto il rispetto dovuto al tradizionale e prelibato piatto romano).
E così, chi può parte e va ad alimentare quel flusso di quasi 30 milioni di espatriati dall’Unità d’Italia ad oggi; chi non può resta. Magari consapevolmente, ma rassegnato. 
Lo sottolineava già il sondaggio Eurispes 2012: quasi il 60% degli italiani tra i 18 e i 24 anni è disposto a intraprendere un progetto di vita all’estero. A essere più sfiduciati delle opportunità offerte in Italia sono i giovani tra i 25 e i 34 anni, più le donne che gli uomini, più nel Nord e nel Centro che nel Sud e nelle Isole, tanto più alto quanto più elevato è il titolo di studio posseduto. La scelta di abbandonare il nostro Paese riguarda un numero di persone sempre più cospicuo.  
Si vola via, insomma. Non c’è fiducia nell’Italia… fuga di cervelli e fuga di capitali (anche). Nel 2011, dice il Global Financial Stability Report del Fondo Monetario Internazionale, l’Italia ha “perso” 235 miliardi di euro, circa il 15% del Pil.
La crisi finanziaria pesa, ma forse pesa ancora di più quella sociale: come si fa a rilanciare un Paese, se nemmeno la forza produttiva del futuro ci crede? 

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How many friends do you have that want to escape away from Italy? I have a lot. Their dissatisfaction and impatience with our country is latent. 

A tweet posted few days ago by David Di Tivoli inspired me:
 
Berlusconi [] Monti [] Emigrating [X]
 
An ironic comment, of course, but very true: no matter what political perspective the palaces of power can offer, the stream is flying away.
Eurispes 2012 survey tells about Italian migrantsalmost 60% of the Italians aged between 18 and 24 say that they are prepared to make a life from themselves abroad. Those aged between 25 and 34 are even more disenchanted by the opportunities provided in Italy and this is particularly the case amongst women, a sentiment felt more in the North and Centre of the country than in the South and Islands. The decision to abandon our country involves a number of people more and more conspicuous.
There is no confidence in Italy… brain drain and (even) flight of capital. The Global Financial Stability Report of the International Monetary Fund reports that, in 2011, Italy has “wasted” € 235 billion, about 15% of GDP.
The financial crisis is hard, but perhaps the social crisis is harder: how can a country raise, if the future productive power doesn’t believe in it?

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