Sparkling wine sets Made in Italy goal

Caviale e champagne non piacciono più agli italiani. O meglio. Il consumo di questi due prodotti di nicchia sulle tavole italiche non è più così frequente come (forse) lo era un tempo. Due simboli del lusso il cui gusto – per la verità – non piace a tutti e a cui gli italiani – visti i tempi correnti – rinunciano volentieri.
I dati Coldiretti raccontano, infatti, che l’import di bottiglie della preziosa e frizzantina bevanda color paglierino sono crollate del 21%, del 37% le confezioni di caviale provenienti dall’estero. Si stappano meno bottiglie estere: nei primi sei mesi dell’anno meno di 2,5 milioni rispetto ai 9 milioni dello stesso periodo di dieci anni fa. Anche i ricchi piangono verrebbe da dire. Si punta sul chilometro zero: meglio il frizzantino del contadino del vin mousseux français e, complice anche la riduzione del potere d’acquisto, ci scopriamo particolarmente affezionati e orgogliosi del Made in Italy. Secondo una indagine Coldiretti/Censis, il 90% degli italiani preferisce acquistare prodotti del proprio territorio anche per sostenere l’economia. 
E il vino è uno dei prodotti nostrani che meglio hanno retto alla crisi mondiale e che più contribuiscono ad incrementare la spinta allevendite. I dati sulle esportazioni di spumante nel primo semestre 2012 hanno segnato una tendenza in continua crescita: 241 milioni di euro ovvero esportazioni in crescita del 12%.  Con uno spiccato senso imprenditoriale, i nostri viticoltori non hanno trascurato i mercati storici ma si sono soprattutto voltati a guardare quelli emergenti. Gli Stati Uniti sono diventati il primo mercato, seguito dalla Germania, poi Regno Unito, Russia e Svizzera. Unico neo: nella fredda terra di Russia, negli ultimi anni illuminata da una corsa al lusso sfrenato, si è registrata una flessione non proprio spumeggiante. Segno epocale che anche il lusso esterofilo ha abbandonato i suoi fasti.
bottiglie di champagne
Most Italians don’t like caviar andchampagne more. Better. The consumption of these niche products on the Italic tablesis no longer as common as (perhaps) it was once. Coldiretti data tell that theimport of the precious and fizzy bottles fell by 21%: in the first six months Italyimported less than 2.5 million compared to 9 million in the same period of tenyears ago. Even the rich are crying, might say. We focus on the kilometer zero:we are particularly proud of Made in Italy.
Data on sparkling wine exports in thefirst half of 2012 marked a growing trend: € 241 million, +12% increase. With akeen business sense, our winemakers have not neglected the traditional marketsbut are mostly turned to look at emerging markets. The United States has becomethe largest market, followed by Germany, then the UK, Russia and Switzerland. 
caviale

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