Bloggers searching for buzz: scandal on the web

Scandalo sul web! Arriva un sito aggregatore di opinioni e, ohibò, non paga gli aggregati. E in rete (ma non solo) via con uno sproloquio di critiche, commenti, polemiche. 
C’era da aspettarselo. 
Il debutto dell’Huffington Post Italia era attesissimo: simbolo di una rivoluzione nel mondo dell’editoria, costola di un successo a stelle e strisce, esempio da copiare ancor prima del debutto.
Poi poche parole (i contributi non sono retribuiti) e puff… 
A volte sono proprio i blogger che vanno in cerca dei siti per trovare un po’ di visibilità. In questo caso è il sito che cerca i blogger. Ma il motivo è lo stesso e biunivoco: ottenere più visibilità. Nomi illustri che commentano, nomi più o meno noti che informano, temi che invitano al dialogo e che comunque creano buzz, quel mormorio che tanto piace alla Rete. Tutto per attrarre click. Tutto senza che i blogger scritturati ci guadagnino un centesimo in termini economici. Ma vogliamo parlare del cosiddetto ‘ritorno di immagine’?
Per ora sono 189 con l’obiettivo di vederli aumentare esponenzialmente. Mi piacerebbe, tra qualche mese, vedere quale collocazione avranno quelli che oggi tanto criticano. E se capitasse di leggerli in homepage di quel sito?
L’ambizione di molti si nasconde a volte sotto la critica: ricordate ‘La volpe e l’uva’? Facile disprezzare quel che non si può ottenere. 
Pensiamo a quante cose ogni giorno facciamo (o a quante ne abbiamo fatto all’inizio della carriera), non gratificati da un obolo sul conto corrente, ma sperando ci portasse in prospettiva un po’ di vantaggio professionale. 
Sia ben inteso: non è un invito a scrivere e pubblicare senza pagare i propri collaboratori. Bensì un accento su ciò che (purtroppo) è prassi troppo comune.
Avrei potuto risparmiarmi, direte voi, dallo scriverne anch’io. Certo. Avrei potuto. Ma la cosa mi ha talmente fatto sorridere che non ce l’ho fatta.
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