The Futurist ironic Cookbook for brave Italians

Altro che cene in ristoranti di lusso, trattorie e osterie. Il vero chic è preparare elaborati pasti a casa propria, in quella accogliente cucina, piccola, smodatamente di design, in tradizionale mogano con ripiano in marmo o piastre a induzione che sono il luogo di incontro e di scontro delle case italiane. 

La tendenza è confermata da uno studio di Coldiretti/Censis: gli italiani stanno riscoprendo il piacere di stare a casa a preparare gustosi menù per parenti e amici. A tal punto che davanti ai fornelli, le donne in un anno trascorrono l’equivalente di 21 giorni (gli uomini si fermano a otto). E l’abitudine a cucinare di più è nel fine settimana quando si raggiungono e superano i 60 minuti. E si badi bene non è solo una mania salutista a spingerci a indossare grembiule e guanto da forno; nemmeno l’attenzione a grammi e porzioni imposte dalle diete. O almeno non solo. C’entra -guarda un po’- anche la crisi e la voglia di risparmiare. Di questi tempi, qual è la novità?!
Cambia il panorama socioeconomico del nostro Paese, cambiano gli stili di vita.
Più o meno quel che fecero, nemmeno troppo consapevolmente, gli emigrati Italiani in America, intorno agli anni ’20-’30 del XX secolo. Lo racconta Rachel L. Swarns, sul NewYork Times del 18 settembre, citando Hasia Diner, professore di storia ebraica alla New York University e autrice del libro “Hungering for America: Italian, Irish and Jewish Foodways in the Age of Migration”. Arrivati negli Stati Uniti gli italiani, che nel nostro Paese non mangiavano carne perchè troppo costosa, impararono a portare quell’alimento a tavola… modificando le loro abitudini e, di conseguenza, anche quelle nordamericane.
Dovremmo quindi noi, popolo della pasta invaghito e dalla pasta ingolosito, ripensare alla nostra identità di spaghettofili?
Lo insinuava già nel 1932 Filippo Tommaso Marinetti nel suo “La cucina futurista”: la pasta sarebbe da eliminare dalle tavole italiane perché -diceva- le calorie vuote di penne e tortiglioni costituiscono un ostacolo al rapido movimento della vita moderna… un peso morto nello stomaco di milioni di Italiani che li trattiene dall’avanzare coraggiosi nel nuovo mondo (tecnologico). La sua certo era un’ossessione/ambizione per la velocità e la modernizzazione, era il manifesto di un’epoca; ma potrebbe essere uno spunto ironicamente e provocatoriamente utile anche oggi… I carboidrati della pasta si assimilano velocemente, ma dopo un bel piatto di carbonara ripartire veloci non è così immediato. Siamo l’unico popolo al mondo che ha legato la sua storia culinaria così indissolubilmente ad un unico elemento, croce e delizia della nostra identità e riconoscibilità agli occhi internazionali.
E chissà che con qualche peso in meno sullo stomaco, non diventiamo più veloci, rapidi e scattanti per uscire vincenti dalla crisi attuale.
Vuoi vedere che -parafrasi per parafrasi- cucinando di più a casa, cambiamo le nostre abitudini e riusciamo a farci venire qualche idea per avanzare coraggiosi e a testa alta verso le novità? 
foto cucchiaio

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