Commit to win and learn to lose

Un vincitore e un vinto alle Olimpiadi bisogna sempre trovarlo. Non basta affidarsi allo spirito di Pierre De Coubertin: l’importante non è partecipare, ma vincere. Questa almeno è la mentalità con cui gareggiano tutti gli atleti moderni. Basta vedere la fatica di arrivare in fondo alla prova, la soddisfazione negli occhi di chi ce la fa e la delusione in chi è costretto a trovare scuse, polemiche, colpevoli per non ammettere la cocente sconfitta. 
Non basta ammirare in questi giovani atleti spinti al massimo delle loro capacità fisiche la disciplina cui sono sottoposti, i sacrifici che hanno dovuto affrontare per gareggiare ai Giochi: per loro basta un decimo di secondo in più, una stoccata assestata male, un passaggio sbagliato, un ostacolo abbattuto e il sogno si infrange.  
La venerazione si tributa soltanto ai vincitori e adieu a chi resta nelle retrovie. “The winner takes it all” cantavano gli Abba nel 1980 (seppur con altri toni) ed è esattamente così. Mi ci ha fatto riflettere un pezzo di Tony Schwartz, autore di ‘Be excellent at everything’: là davanti agli sportivi c’è la vittoria…. che se poi si esaurisce nel giro di una gara, di una medaglia, di un’intervista, di una lista..solo fino al prossimo successo di qualcun altro in un altro sport, un’altra sfida, un’altra diretta tv, un altro pubblico.
Vale la pena allora impegnarsi così per quei cinque minuti di celebrità che lievitano in maniera esponenziale per i volti da copertina dell’atletica, della scherma, del nuoto? Certo che ne vale la pena. Ma vale anche e soprattutto saper perdere e ammettere di aver dato tutto, ma di non aver avuto la lungimiranza di metterci ancora qualcosa in più. 
Alle Olimpiadi come nella vita. Ma questa è un’altra storia.
123oly
A winner and a loser at the Olympics should always be found. Don’t play the Pierre De Coubertin mood: the important thing is not to participate, but to win. At least that is the mentality with all modern athletes compete. Just look at the effort to get the end of the test, the satisfaction in the eyes of those who stand it and the disappointment in those who are forced to make excuses, arguments, blame themselves for not admitting defeat.
The veneration pays only winners and adieu to those who remain behind the lines. “The winner takes it all” sang Abba in 80’s (although in other field) and it’s exactly the same. Tony Schwartz, author of ‘Be excellent at everything’, made me think about it: in front of athletes, there is victory..even if it runs just the time for wear a medal or make an interview ..until the next successful winner.
It’s worth to commit to win and be the first, but it’s worth to stay for a while too: knowing how to lose and admit the foresight to do more.
At the Olympics as in life. But that’s another story.

Lascia un commento