The collective bewilderment of an earthquake

La terra trema e le certezze non sono più le stesse. I terremoti di questi giorni ci hanno un po’ suggestionati, soprattutto perché nel nord Italia le scosse non sono così frequenti né tantomeno è frequente rilevare queste scosse (che pur ci sono sempre state, ma di un’entità lieve, registrata dai sismografi ma non dall’uomo). Non è la prima volta che mi capita di sentire una scossa, eppure questa volta mi ha lasciata una sensazione ben più chiara e distinta rispetto a qualche anno fa. Sarà perché ho vissuto la scossa di mercoledì mattina mentre ero in casa da sola, sarà perché la scossa di venerdì 27 è arrivata mentre ero seduta alla scrivania ed è scattata una sorta di lieve allarme collettivo in redazione, fatto sta che alla fine mi girava la testa. E’ colpa di un senso di straniamento e spaesamento normalissimo che prende dopo eventi del genere. Sebbene le recenti scosse siano state sufficientemente lievi, l’organismo attiva una specie di allarme interno… è come se si preparasse a rispondere a un’evenienza ben più grave. Il fisico perde un prezioso strumento di adattamento al mondo esterno e non è un caso se la gente si fa prendere da ansia e paura ingiustificate, non sa cosa fare, se scende in strada non sa bene che direzione prendere, dove andare, anche quando l’entità della scossa non causa danni reali. Nell’immaginario collettivo il terremoto toglie certezze: la terra, simbolo di sicurezza, trema (pensate alle paure di chi non prende aerei o navi perché “vuole tenere i piedi per terra”); la casa da luogo accogliente e sicuro rischia di essere associata allo spavento; le ombre, il buio notturno minano il sonno perché richiamano all’insicurezza (un po’ come succede ai bambini che nel buio vedono pericoli realmente inesistenti). Ed è quel sentimento di mancanza, il timore di perdere le certezze collettive che consegna al terremoto la nostra emotività….
frecciablu

 

Lascia un commento