A time machine to the 1920’s golden age

Lo avevamo lasciato innamorato della terra britannica dopo le incursioni nella catalana Barcellona, lo ritroviamo in un elogio spassionato di Parigi. Parlo di Woody Allen e Midnight in Paris per chi ancora non lo avesse capito. Uno dei film recenti meglio riusciti al regista newyorkese, anche se bisognerebbe chiedergli quale accordo ha siglato con l’Ente del turismo francese. I primi minuti del film poi sono cartoline photoshoppate da una giornata nella ville lumière: atmosfera parisienne d’antan, scorci romantici e poetici, strade pulite e ripulite, parchi gioiello che si dipanano nelle inquadrature di una città che è quasi più importante della storia. In mezzo ci sono le paure (mi si spieghi dove sono gli scrittori ancora impauriti dal rivelare al mondo i propri manoscritti se è tutto un fiorire di self-publishers?), le fughe, i tic (davvero noi donne sappiamo essere così saccenti e insopportabili come la promessa sposa Inez?), le idiosincrasie, la cultura (alzi la mano chi ha contato tutti i nomi di illustri famosi citati) le ansie, le insicurezze tipiche di personaggi che qui hanno un rapporto morboso di amore-odio con la città.  E proprio questa immedesimazione a volte sembra un po’ forzata, se ci si mette pure il cameo della première dame Carla a sponsorizzare la capitale francese (e proprio a pochi mesi da elezioni trabocchetto per il coniuge Nicolas). Il resto è genialità. 
fotomidnight copia
 

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